Catia Minghi

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Catia Minghi:freelance, blogger, relatore.

Mio nonno era un contadino, coltivava nocciole, ulivi, e la vite, solo che il suo vino a me non piaceva, aveva sempre un odore di zolfo e uno spunto di aceto. Alle mie infinite domande, una sola risposta:” è fatto con l’uva”. Già allora mi chiedevo come fosse possibile che l’uva dolce, matura che mangiavo nella vigna desse un vino così cattivo. Queste reminescenze mi hanno portato ad approfondire e a coltivare la passione e l’amore per il vino.

Così per assecondare questo interesse ho conseguito il diploma di Sommelier Enogastronomo e come tale ho a molte manifestazioni enogastronomiche ed enologiche tra cui l’importantissimo evento “I TRE BICCHIERI” della Guida Vini del Gambero Rosso.

Al fine di ampliare la mia cultura enogastronomica, ho fatto dei master sui distillati e sullo champagne, visitando direttamente la zona di produzione e le maggiori maisons, conseguendo anche la qualifica di sabreur.

A giugno 2013 ho superato l’esame da relatore acquisendo la qualifica di Gran Maestro Sommelier e l’abilitazione alle docenze ai corsi. A dicembre 2013  ha partecipato in qualità di docente ai progetti di alternanza scuola-lavoro per gli studenti delle classi 4 e 5 dell’I.T.I.S. alberghiero di Ladispoli (RM). Dal 2012 scrivo come freelance sulla rivista enogastronomica IlPunto Magazine e Festasi e sul blog di MomentidiVini. Sono iscritta all’Albo degli Esperti Degustatori dei vini DOC e DOCG ricadenti nel territorio della Regione Lazio.

Quando mi avvicino ad una bottiglia di vino il mio pensiero va immediatamente al territorio ed alle sue tradizioni, alla storia dei produttori. Il mio obiettivo è riuscire a raccontare in maniera comprensibile ed affascinante, tutto quello che c’è dietro ed attorno un calice di vino, le emozioni in grado di suscitare e la sua piacevolezza, i sapori, gli odori, il legame con la terra ed i segreti più nascosti. «Uno dei privilegi della razza umana – scriveva l’intellettuale gourmet Brillat-Savarin nella Fisiologia del gusto è quello di poter mangiare senza aver fame e bere senza aver sete; ciò effettivamente non può accadere tra le bestie, in quanto nasce dalla riflessione sui piaceri della mensa e dal desiderio di prolungarne la durata».

 

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